La rivoluzione e il dialogo

Intervento del consigliere Cinzia Rubertelli

Signor Sindaco, assessori, colleghi consiglieri, il risultato elettorale è stato plebiscitario per lei sindaco e per la sua lista. Ne prendiamo atto, ci complimentiamo con Lei e le formuliamo i migliori auguri di buon lavoro.

Gli elettori hanno conferito a lei e alla sua squadra una grande responsabilità proprio mediante l’amplissimo consenso. Constatiamo che i reggiani hanno dato riscontro alla sua campagna elettorale, imperniata sulla esplicitata volontà di cambiamento, di rinnovamento detto da lei “rivoluzionario”, alla domanda cosa farà nei primi giorni di governo della città di Reggio Emilia, lei ha risposto “mettetevi il casco perché farò la rivoluzione”.

Per quanto riguarda noi, invece, oltre ad essere altamente onorati di far parte di questo consesso, confermiamo Signor Sindaco che siamo pronti con il “casco” ad affrontare questa rivoluzione. Nel pieno rispetto della sacralità istituzionale che quest’aula ha e conserva e con la responsabilità di chi in un’epoca come questa, sa, che occorre coraggio per portare avanti un cambiamento di “rottura”, con un passato che ha logorato il rapporto fiduciario tra istituzioni e cittadini, minando le basi su cui si regge la nostra democrazia che sono il nostro impegno attento, rigoroso, coerente e perseverante verso la città di Reggio Emilia tutta.

Confidiamo che la nostra presenza in Consiglio Comunale possa risultare significativa anche nella sostanza della proposta politica, al di là dei numeri conferitici dagli elettori.
Reggio Emilia è una città importante, è il capoluogo, il suo governo deve avere relazioni con la Regione, con l’Italia, con l’Europa, deve avere una progettualità che va al di là di singoli eventi o da fumosi proclami e slogan.
Se sarà così noi ci saremo con proposte concrete e scevre da pregiudizi ideologici e di parte. Non di meno il nostro compito sarà anche quello di esercitare la funzione di controllo, sull’attività amministrativa del sindaco e della giunta, in ottemperanza alla Legge e al mandato conferitoci dagli elettori.

A tal proposito desideriamo rilevare che nelle attribuzioni degli assessorati, notiamo essere stata fatta la scelta del numero massimo previsto per legge. Noi riteniamo che almeno 2 assessorati siano inutili, la nostra proposta si basava su 6 assessorati, questo avrebbe determinato un risparmio nei prossimi 5 anni, sui compensi agli assessori dai 250.000 ai 450.000 mila euro, oltre al fatto che un unico assessorato allo sviluppo economico e alle attività produttive avrebbe avuto maggiore capacità progettuale, di fare sistema e di incidere. Un unico assessorato, vista l’urgenza di  fare sistema tra pubblico e privato al fine di poter favorire il rilancio economico della nostra città è priorità assoluta e fonte primaria del benessere della  comunità. La riconferma di profili che hanno avuto un’azione incolore nella passata legislatura, non favorisce certo l’idea della rivoluzione positiva, che la nuova consigliatura doveva mettere in atto sin da subito con scelte di rinnovamento forte, la questione non è irrilevante o solo di forma, ma diventa di sostanza.

Non basta il dato anagrafico, ma occorre coraggio e coerenza con la richiesta di cambiamento  forte della cittadinanza.
La continuità rappresentata da alcuni assessori e da chi era già da tempo in forza al sistema politico e istituzionale, non può  essere garante della volontà di cambiamento espressa dai cittadini. Valuteremo comunque sul campo il lavoro svolto, che dovrà essere improntato all’imparzialità e al principio di buona amministrazione, nel pieno rispetto della distinzione tra le funzioni, e degli indirizzi politici, rispetto ai quali non mancherà il ns appoggio, se la giunta opererà sui temi che caratterizzano il nostro programma.

Qui voglio solo ricordarne alcuni:
1.    uno l’ho già citato ed era la costituzione di un assessorato all’economia, siamo facili profeti nel prevedere che il processo di deindustrializzazione della nostra città proseguirà nei prossimi anni, con effetti non secondari sull’occupazione e sui bilanci del comune. Le suggeriamo di cogliere l’idea di una consulta economica da costituirsi con tutte le forze produttive e sociali;
2.    l’istituzione di un comitato tecnico che valuti il valore e la governance delle società partecipate, escludendo dai consigli di amministrazione e dalle cariche chi abbia ricoperto incarichi politici. Non sarebbe un gran segno di rinnovamento pagare i debiti elettorali con “liste civetta”, utilizzando posti nelle aziende pubbliche. E’ noto che noi crediamo che sia necessario valutare la cessione delle azioni di Iren, fuori dal patto di sindacato. Sfidiamo l’assessore Notari a mantenere la sua promessa,  di abbassare le tasse cominciando da quella sui passi carrai, ma idee alternative se valide sono ben accette. Le ricordiamo che un simile obiettivo non è perseguibile, senza ridurre drasticamente i costi della macchina pubblica, come noi abbiamo ben dettagliato nel nostro programma. Non solo attraverso la riduzione dei dirigenti ma anche unificando la figura del segretario generale con quella del direttore generale.
3.    Sul tema della sicurezza, spesso sottaciuto, minimizzato dai sui predecessori ed oggi al centro della cronaca, vogliamo concrete prova di forza e rigore, con indirizzi politici di “tolleranza pari a zero” rispetto ai delinquenti che stanno minando quartieri e attivita’ commerciali e non. Da ultimo l’allarme lanciato dal  gruppo Cremonini che segnala la stazione di RE al 51 posto come sicurezza per i loro punti di ristoro. Riteniamo di poter dire sommessamente che è possibile avere piu’ vigili nelle strade e maggior coordinamento con le forze dell’ordine, evitiamo di sottovalutare le nuove mafie, come quella cinese, per scoprire fra 10 anni che esistono. La stessa operazione è stata fatta con l’infiltrazione delle mafie italiane, di cui scopriamo l’esistenza quando stanno spostando altrove i loro affari.
4.    In un momento in cui viene chiesto ai nostri concittadini un numero maggiore di sacrifici è eticamente giusto prima che politicamente corretto ascoltare la loro voce e renderli protagonisti, uscendo da una gestione autoreferenziale, arrogante ed incapace di ascolto. Questo significa realizzare veramente la Città delle Persone, che ad oggi si è rivelato un vuoto e propagandistico slogan.
–    Proponiamo un funzionario comunale che sia punto di riferimento per gli abitanti di quelli che erano una volta i quartieri a cui i cittadini possano inviare le loro domande e segnalazioni che si impegna a dare una risposta entro 15 giorni.
–    Proponiamo l’istituzione di due comitati di cittadini per il controllo della qualità dei servizi, in particolare i trasporti e la sanità.
–    Proponiamo l’istituzione di Referendum consultivi sulle scelte strategiche che riguardano la Città anche in modalità  on-line.
5.    Che ci attendano anni di sofferenza sociale, lo dimostra la cronaca di questi giorni che  riporta casi di suicidio non isolati, che hanno coinvolto una generazione che e’ stata fortemente penalizzata dal governo Monti in poi, per questo il coinvolgimento delle persone diventa una necessità per orientare correttamente l’azione amministrativa della sua giunta e non ricadere nell’errore del passato di credere di sapere quali siano le necessità delle persone senza neppure interpellarle.
6.    In campagna elettorale con relatori illustri come gli architetti Costa, Avosani e l’ingegner Venturi abbiamo discusso approfonditamente della necessità di operare sull’esistente mettendo fine al consumo di territorio che nel suo programma  invece prosegue con un progetto non necessario come l’arena degli spettacoli, per i quali possono bastare i contenitori esistenti. Questi concetti sono stati ben sintetizzati dal Senatore Renzo Piano nella frase “rammendare le città”. Per il rammendo non occorrono voli pindarici ma buon senso e quotidiana operatività. Come ad esempio recuperare e utilizzare al meglio il vasto patrimonio immobiliare pubblico mettendolo a disposizione delle fasce disagiate e delle numerosissime associazioni culturali, che sono una forza sussidiaria e sinergica, anche per i templi burocratizzati della cultura pubblica, come ad esempio il Teatro.

Nella conclusione di questo mio intervento mi permetto di darLe un consiglio, passata la sbornia del successo elettorale tutti si accorgeranno che i problemi della città aumentano in numero e complessità. Sono certa che Lei ne è consapevole, come è consapevole che mancheranno due cose il TEMPO ed il DENARO, il primo più del secondo.

Il mio consiglio quindi è quello di non chiudersi nel recinto ristretto della sua maggioranza e degli interessi che essa rappresenta, ma di coinvolgere la città tutta e di avere un dialogo serio non formale con tutte le forze politiche che siedono in questo consiglio. Le buone idee possono essere partorite da tutti non solo dalla maggioranza. Eviti l’autoreferenzialità del suo predecessore e l’invito a tenere chiusa la porta che le giungerà dai piccoli interessi di bottega di parte della sua maggioranza. Prenda esempio dal Premier Renzi, glielo diciamo noi che non siamo Renziani, anche se qualcuno insinua che non lo sia neppure lei, almeno non abbastanza. Far ripartire una città manufatturiera come Reggio, in questo momento, è come girare un bastimento in mare, richiede il contributo davvero di tutti.

Se non vi sarà un concreto e positivo rinnovamento rivoluzionario, come da lei enunciato, il nostro posto non può che essere dove gli elettori ci hanno portato cioè all’opposizione.

Grazie